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Benvenuto nel mio Spaces!
kristywrote:
19 Aug.
Giorgia, Stefano, Veronica e Ringhio
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28 May Ho trascurato in modo indegno questo blogCavoli, in 2 anni ho scritto 2 post!
Sono imperdonabile, ma d'altronde il tempo libero è davvero ridotto ai minimi termini e ci sono mille cose da fare.
Bisogna anche dire che non è successo praticamente niente di così eccitante degno di essere raccontato.
Che vita piatta, che piatta vita (cit. Mondaini)
Riassumendo in breve
Ho avuto una figlia
Il marito è sempre quello
Il lavoro è sempre quello (purtroppo)
Il cane è sempre quello
Io sono sempre la stessa, a parte qualche piccolissssssimo cambiamento fisico di poca importanza.
Bhe dai la gravidanza nel mio caso ha i suoi meriti:mi ha fatto dimagrire
e i suoi demeriti: ADDIO TETTE!
D'altronde un piccolo sacrificio era d'obbligo per la causa Veronica.
Vabbè ora vado a nanna ....felice visto che domani è VENERDI'!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Buenas Noche!
16 June E' passato un anno ...ed oggi riscrivo.Che dire, era un pò che non scrivevo più, ma quest'ultimo anno è stato diciamo, pieno di novità che mi hanno tenuta parecchio impegnata.
Nella mia vita è arrivata una piccola fatina di nome Veronica, che occupa le mie giornate in modo esclusivo.
Ma ora che ho ripreso a scrivere cercherò di aggiornare un pò più spesso questo benedetto blog! Sigh l'ho proprio trascurato.
14 December Si avvicina il NATALEWe wish you a merry Christmas We wish you a merry Christmas We wish you a merry Christmas And a happy New Year. Glad tidings we bring To you and your kin; Glad tidings for Christmas And a happy New Year! We want some figgy pudding We want some figgy pudding We want some figgy pudding Please bring it right here! Glad tidings we bring To you and your kin; Glad tidings for Christmas And a happy New Year! We won't go until we get some We won't go until we get some We won't go until we get some So bring it out here! Glad tidings we bring To you and your kin; Glad tidings for Christmas And a happy New Year! We wish you a Merry Christmas We wish you a Merry Christmas We wish you a Merry Christmas And a happy New Year. Glad tidings we bring To you and your kin; Glad tidings for Christmas And a happy New Year! 11 September ADDIO AL NUBILATOGrazie amiche mie per il meraviglioso e indimenticabile weekend che mi avete fatto passare.
Un ringraziamento speciale anche a Fabio, Francesco e Jody che ci hanno risolto la serata quando sembrava già finita.
15 June Poesia di inizio estateSegnalata da Kiara&Holly
M’hai insegnato ad attenderti, paziente,
quand’andavamo insieme per le spese: così aspettavo, seduto fuor dell’uscio poiché (fuori era scritto), lì non potevo entrare… Abbiam giocato anche, più volte, a nascondino: ma ti trovavo sempre… (ho naso fino); ma… quando la pallina anche ieri m’hai tirato, perché non l’hai ripresa e te ne sei andato? Che strano, il posto dove m’hai lasciato… la strada è dritta, non c’è il panettiere, né c’è il lattaio, neppure il salumiere… (e non capisco neanche perché mai ci siamo andati in auto, a far spese…) Ora, comprendo, sarai indaffarato o qualche impedimento t’ha bloccato; ma io son stanco qui di rimanere, il sole è caldo, ho sete, vorrei bere… Sono già stanco pure d’ abbaiare… il sole picchia, mi par di morire… in lungo e in largo, sulla strada ho cercato: con ansia e affanno, tracce tue non ho trovato… Perché non torni ad abbracciarmi, Amico? Le coccole mi mancano, più ancora della pappa… Beh, sai cosa ti dico? Io, come sempre, me ne starò buono, qui… (e…t’ aspetto…) P.S (Auguro a tutte le persone che abbandonano gli animali di passare la vecchiaia soli in un ospizio dimenticati da tutti!) 03 May Ecco la mia nuova passione!!16 February UN FALEGNAME IN CASA FA SEMPRE COMODO!Avevamo avuto sentore delle doti di ringhio, ma adesso ne abbiamo la conferma!! Abbiamo un cane "falegname"
24 January FEDERICO ALDROVANDIEcco un racconto che mi ha lasciato veramente turbata!
Riporto la storia di questo ragazzo di 18 anni morto non si sa perchè! Il racconto è scritto dalla madre, che ha aperto un BLOG per riuscire a capire cosa è successo a suo figlio.
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Ferrara, 2/1/2006
Scrivo la storia di quel che è successo a Federico, mio figlio. Non scriverò tutto di lui, non si può raccontare una vita, anche se di soli 18 anni appena compiuti. È morto il 25 settembre, il giorno di natale sono stati tre mesi…
Ho sempre pensato che sopravvivere ad un figlio fosse un dolore insostenibile. Ora mi rendo conto che in realtà non si sopravvive. Non lo dico in senso figurato. È proprio così. Una parte di me non ha più respiro. Non ha più luce, futuro… Perché il respiro, la luce e il futuro sono stati tolti a lui.
Sabato 24 settembre è stato un giorno sereno, allegro… Dopo la scuola il pranzo insieme, chiacchiere, risate. Era ancora estate, faceva caldo. Ha portato a spasso il suo amico cane. Non lo faceva spesso, ma quel giorno è andato con la musica in cuffia. Tutto in quel giorno aveva un’aura speciale. Pensandoci ora è come se avesse voluto salutare tutti noi. Ha avuto sorrisi per tutti… la gioia era lui. Ha incontrato la compagnia, ha fatto il suo lavoretto di consegna pizza. Il programma della sera prevedeva un concerto a Bologna. Prima di partire è passato da casa per cambiarsi le scarpe, rotte giocando a pallone… È stata l’ultima volta che l’ho visto vivo. Ha salutato tutti, compreso il fratello che dormiva già, chiedendomi perché Stefano non avesse risposto al suo saluto. Anche una sua amica mi ha confermato che quella sera era sereno, che l’ha salutata sorridente con la solita pacca sulla spalla e l’appuntamento al giorno dopo… Non è mai esistito il giorno dopo.
Al Link il concerto era stato annullato. Quindi la serata è trascorsa lì dentro. L’hanno detto i compagni che erano con lui, non posso definirli amici, e le analisi lo hanno confermato. Uno dei ragazzi gli ha venduto una sostanza, una pasticca o simili. Lo definiscono lo sballo del sabato sera. È sbagliato si. Ma non si muore di questo… Federico lo sapeva bene. Era stato partecipe di un progetto scolastico di ricerca e informazione promosso dalla provincia. So che la sua era una conoscenza approfondita con ricerche sui siti delle asl, conosceva le sostanze e gli effetti. Ed era a suo modo un igienista. Aveva grande cura del suo corpo, di quel che mangiava. Era uno sportivo. Una ragazzo splendido pieno di salute. E di progetti: pensava alla musica, al suo futuro, lo studio serviva a costruire il futuro. Nell’immediato c’erano le cose semplici: la patente dopo pochi giorni, il karate, un band musicale da organizzare con gli amici, e la vita di tutti i giorni cercando di stare bene…
Trascorsa la serata il gruppo era rientrato a Ferrara, tornati al punto di incontro dove i più avevano lasciato le macchine o i motorini. Federico era a piedi. Era partito da casa in macchina con Michy, che poi non era andato a Bologna. Erano ormai le cinque del mattino. I ragazzi hanno raccontato che gli hanno offerto un passaggio ma Federico non aveva voglia di rientrare subito. Sarebbe tornato a piedi. Era vicino a casa… Dal suo cellulare si vede che ha chiamato diversi altri amici. Specialmente i suoi migliori amici, un paio di volte ciascuno. Forse per chiedergli se erano ancora fuori… sembra che nessuno gli abbia risposto. I ragazzi che conosco mi hanno detto che avevano già spento il cellulare per dormire.
E poi non so cosa sia successo esattamente. A quell’ora mi sono svegliata, forse non del tutto, chiedendomi se Federico fosse rientrato. Avevo una stanchezza invincibile non riuscivo a muovermi. Poi ho sentito un rumore nella sua stanza ed ero sicura che fosse lì… Mi sono risvegliata che erano quasi le otto. Ho cominciato a chiamarlo e ad inviare messaggi. Nulla… Non era possibile che non rispondesse. Se tardava mi avvisava sempre. Diceva che lo stressavo ma non voleva farmi stare in pensiero. Mi aggrappavo all’idea che avesse solo perso il cellulare… Poi l’ha chiamato anche suo padre. Sul cellulare di Federico il padre è memorizzato col solo nome, Lino. Una voce ha risposto. Ha imperiosamente chiesto chi fosse al telefono, ed ha chiesto di descrivere Federico. Poi si è qualificato come agente di polizia, ed alle nostre domande ha risposto che avevano trovato il cellulare su una panchina dalle parti dell’ippodromo e che stavano facendo accertamenti. Ed ha riattaccato. Immediatamente ho cercato in Questura, e ho cercato anche ripetutamente un amico che ci lavora. Nulla. Il centralinista rispondeva: c’è il cambio di turno… non sono informato…, appena avremo notizie chiameremo noi… Niente per altre tre ore!!!! Passate nell’angoscia e nelle telefonate frenetiche agli ospedali, ai suoi amici e di nuovo ripetutamente alla questura. Nel frattempo Stefano è accorso in bicicletta alla ricerca del fratello. Ringrazio il cielo che non sia andato nel posto giusto. La polizia è venuta ad avvisarci solo verso le 11. dopo che lo avevano portato via. Il suo corpo è rimasto sulla strada dalle 6 alle 11. E non mi hanno chiamata. Era mio figlio. Nessuno ha il diritto di tenere una mamma lontana da suo figlio! E mi hanno detto che lo hanno fatto per me… perché era meglio che non vedessi. In quel momento gli ho creduto. La polizia ha detto che un’abitante della zona aveva chiamato perché sentiva delle urla. Dicevano anche che si era ferito sbattendo da solo la testa contro i muri. Questo si è rivelato falso. Smentito dalle verifiche. Federico era sfigurato dalle percosse. Molto tempo dopo ho riavuto i suoi abiti. Portava maglietta, una felpa col cappuccio e il giubbotto jens. Sono completamente imbevuti di sangue. Hanno detto che non voleva farsi prendere. Che ha lottato ed è salito anche in piedi sulla macchina della polizia. I medici hanno riferito che aveva lo scroto schiacciato, una ferita lacero-contusa alla testa e numerosi segni di percosse in tutto il corpo. Ho potuto vedere solo quella sul viso, dalla tempia sinistra all’occhio e giù fino allo zigomo, e i segni neri delle manette ai polsi. L’ho visto nella bara. Il suo corpo non sembrava più allineato e simmetrico. Il mio bambino era perfetto, e stupendo. L’hanno distrutto… E la polizia mi raccontava che era drogato. Che si era fatto male da solo. Che tutto questo era successo perché era un povero tossico e noi sfortunati… Lo vogliono uccidere due volte. Le analisi hanno confermato che quel che aveva preso era irrilevante. Non certo causa di morte né di comportamenti aggressivi. Semmai il contrario. Quel che penso è che Federico fosse terrorizzato in quel momento. Gli stava crollando il mondo addosso. La vergogna di essere fermato dalla polizia, la patente allontanata perché aveva preso una pasticca. E aveva dimenticato la carta di identità. Quella mattina nel vicinato dicevano che era morto un albanese. Nessuno si preoccupava più di tanto… Ha certo cercato di scappare. Di non farsi prendere. Visto com’era ridotto si capisce come lo abbiano fermato. Quando lo hanno immobilizzato, ammanettato a pancia in giù non ha più avuto la forza di respirare. Chissà quando se ne sono accorti? L’ambulanza è stata chiamata quando ormai non c’era più niente da fare. E nemmeno allora lo hanno portato all’ospedale per provare un intervento estremo. Lo hanno lasciato lì sulla strada. Cinque ore. Poi lo hanno portato all’obitorio. E solo allora sono venuti ad avvisarci. Perché? Se fosse vero che dava in escandescenze da solo perché non è stata chiamata subito l’ambulanza?
Perché atterrarlo in modo tanto violento e cruento? Era solo. Non c’era nessuno. Era disarmato. Non era una minaccia per nessuno.
Perché aspettare tanto prima di avvisare la famiglia? Chiaro. Per non farcelo vedere… Se lo avessimo visto così cosa sarebbe successo? Che risonanza avrebbe avuto?
Sul giornale del giorno dopo un articolo che dichiarava che era morto per un malore… tratto dal mattinale della questura.
Il giorno dopo sull’altra testata cittadina “Federico sfigurato”. Immediate controdeduzioni del Capo Procura: “non è morto per le percosse”… questa è stata la prima ammissione di quanto successo.
Ad oggi ancora non sono stati depositati ufficialmente gli esiti degli esami medici. Sono emersi solo alcuni dettagli che ho citato prima.
Quel che non mi da pace è il pensiero del terrore e del dolore che ha vissuto Federico nei suoi ultimi minuti di vita. Non ha mai fatto male a nessuno. Credeva nell’amicizia che dava a piene mani. Era un semplice ragazzo come tanti. Come tutti i ragazzi di quell’età si credeva grande ma dentro non lo era ancora. Aveva tutte le possibilità di una vita davanti, e una gran voglia di viverla…
18 January Neve, neve , neveStamattina mi son svegliata e ho trovato questo "splendido paesaggio".
ADORO LA NEVE (anche in città)!!!!!!
22 December Ecco il nostro albero!!Dal vero rende meglio!
Ein questa foto, gli manca ancora la punta, che invece c'è!!!!
20 December Da leggere..."Come hai potuto!"link: http://www.luvipride.it/italiano/come%20hai%20potuto.htm
Queste parole sono scritte da un uomo molto sensibile e costringono una persona a riflettere sull' impegno che comporta avere un cane, prima di comprarne uno. Per favore, ricordati di questo, quando decidi di crescere in famiglia. Se riesci a leggere il seguente articolo senza che le lacrime bagnino i tuoi occhi o senza un groppo alla gola o senza provare qualcosa di speciale per i membri a quattro zampe della famiglia, PER FAVORE NON PRENDERTI UN CANE... molto probabilmente non sei degno di un cane... HOW COULD YOU? COME HAI POTUTO? Quando ero una cucciola, ti ho divertito con le mie buffonate e ti ho fatto ridere. Mi chiamavi la tua bambina e nonostante un certo numero di scarpe rosicchiate ed un paio di guanciali squartati e sparpagliati ovunque, sono diventata la tua migliore amica.Ogni qualvolta facevo la " discola " mi agitavi il dito davanti al naso e mi chiedevi " Come hai potuto?", ma poi cedevi e mi rotolavi sulla pancia per una grattatina. La mia educazione casalinga fu un po' piu' lunga di quel che pensavi, perché eri molto indaffarato, ma ci abbiamo lavorato insieme. Ricordo le notti in cui mi ranicchiavo vicino a te nel letto ed ascoltavo le tue confidenze ed i tuoi sogni segreti e credevo che la vita non sarebbe potuta essere più perfetta. Andavamo a fare lunghe camminate e corse nel parco, giri in macchina, fermate per il gelato (per me solo il cono perchè "il gelato fa male ai cani", dicevi), ed io mi facevo lunghi pisolini al sole, aspettando che tornassi a casa alla fine della giornata. Impercettibilmente, hai iniziato a trascorrere più tempo al lavoro, a pensare alla tua carriera ed a dedicare più tempo alla ricerca di una compagna umana. Ti ho aspettato con pazienza, consolandoti comunque nei dolori e nelle delusioni, non ti ho mai rimproverato per le decisioni sbagliate e ho salutato con gioia ogni tuo ritorno a casa, anche quando ti sei innamorato. Lei, che ora è tua moglie, non è "persona da cani", ma le ho dato comunque il benvenuto nella nostra famiglia, provando a dimostrarle affetto e obbedendole... Ero felice, perchè tu eri felice. Quando sono arrivati i bambini, ho condiviso la vostra agitazione. Sono stata affascinata dal loro aspetto roseo, dal loro odore e avrei voluto far loro da madre. Solo voi due potevate temere che potessi far loro del male, ma ho passato la maggior parte del tempo in un'altra stanza, o in gabbia. Oh, come avrei voluto amarli, ma sono divenuta una "prigioniera dell'amore". C'era un tempo in cui, quando qualcuno ti chiedeva se avessi un cane, tu tiravi fuori la mia foto dal portafoglio e iniziavi a raccontare di me. In questi ultimi anni, hai risposto solo "si" e hai cambiato discorso. Sono passata dall'essere il "tuo cane" a "solo un cane", e tu a lamentarti per ogni spesa affrontata per me. Ora, hai l'opportunità di fare una nuova carriera in un'altra città, e tu e loro vi trasferirete in un appartamento dove gli animali non sono ammessi. Tu hai preso la giusta decisione per la tua" famiglia", ma c'era un tempo in cui ero io la tua sola famiglia. Dopo la tua partenza, le due gentili signore dissero che certamente tu lo sapevi da mesi di questo trasloco e ciò nonostante non hai fatto alcun tentativo di trovarmi una buona casa. Scossero la testa e mi chiesero "Come hai potuto?" . Qui al canile, con noi sono premurosi, tanto quanto lo permettono i loro impegni. Naturalmente, ci danno da mangiare, ma io già da giorni ho perso l'appetito. All'inizio, ogniqualvolta qualcuno passava davanti al mio recinto, correvo al cancello, sperando che fossi tu, - che avessi cambiato idea - che questo fosse tutto un brutto sogno...o almeno speravo che fosse qualcuno che si interessasse a me, qualcuno che avrebbe potuto salvarmi. Quando capii che non avrei potuto competere con lo zampettare di un cucciolo allegro, inconscio del suo destino, mi ritirai nell'angolo più lontano ed aspettai. Sentii i suoi passi che venivano per me alla fine della giornata, e la seguii silenziosamente lungo il corridoio, fino ad una stanza isolata. Una stanza magnificamente tranquilla. Lei mi piazzò sul tavolo e mi strofinò le orecchie e mi disse di non preoccuparmi. Il mio cuore martellava nell' attesa di ciò che stava per succedere, ma c'era anche un senso di sollievo. La prigioniera dell'amore ha esaurito i suoi giorni. Come è mia natura, era più preoccupata per lei. Il fardello che sopporta la opprime profondamente, e lo so, così come conoscevo ogni tuo umore. Forse perchè non capì bene il mio linguaggio canino, mi rispose "Sono così dispiaciuta". Mi abbracciò ed in fretta mi spiegò che era il suo lavoro essere sicura che io andassi in un posto migliore, dove non sarei stata ignorata, o maltrattata o abbandonata, o dove non avrei dovuto arrangiarmi da sola - un posto di amore e di luce, così diverso da questo luogo terreno. E con le mie ultime energie, cercai di spiegarle con un colpo di coda che il mio "Come hai potuto?" non era rivolto a lei. Era per te, Mio Amato Padrone, era a te che stavo pensando...Penserò sempre a te e ti aspetterò per sempre. Che tutti , nella tua vita, possano continuare a mostrarti così tanta lealtà. Fine By Jim Willis 2001 traduzione di Patrizia Fiorenzato -------------------------------------------------------------------------------------------- Una nota dell'autore Se "How Could You?" ti ha fatto piangere mentre lo leggevi, così come ho pianto io mentre lo scrivevo, è perchè è la storia composita di milioni di "animali da compagnia", che in passato avevano un padrone e che ogni anno muoiono nei rifugi per animali in America e Canada (come anche in Italia!n.d.t.). ..................................................................................................................................................................... SE PER I PROSSIMI 10/15 ANNI NON HAI TEMPO DI AMARE E CURARE UN CANE..........NON PRENDERLO (l.trotta) 15 November Storia di un cane che nessuno vuoleLa storia di questo cane, non è di sicuro la storia più triste del mondo, ci sono tanti altri cani che hanno subito e subiscono molto più di ciò che lui ha dovuto sopportare. Ma quando si fissa Nerotto negli occhi, si può scorgere la grande solitudine che da sempre ha contraddistinto la sua vita. Ed è in nome di questa solitudine e tristezza, che la sua storia merita di essere raccontata. Lui è un pitbull, la sola parola, a pronunciarla, incute timore se non paura. E’ un giovane maschio di pitbull, bellissimo, dal pelo nero lucido e folto e dagli occhi color oro che ti frugano dentro. Una piccola pettorina bianca spezza la monotonia del manto, rendendo la sua figura regale e slanciata. Nella sua breve vita ha dovuto adattarsi da tante situazioni difficili, forse al limite della sopportazione, anche per un cane forte come lui, ma lo ha sempre fatto con un misto di dignità e rassegnazione, fiducioso in un futuro migliore che attende ancora. Chi mai vorrebbe un pitbull? Anche se fosse buono? Il vero problema di Nerotto è che lui buono lo è davvero, fin nell’animo. Dentro quel corpo muscoloso, dietro quella fama ingiustamente guadagnata, si cela un perenne cucciolo che desidera solo correre e stare in compagnia di qualcuno che davvero sia capace di volergli bene, e di accettarlo per quello che è: un cane buono che fa paura. Nerotto ha tre anni, da quasi due anni è chiuso dietro le sbarre di un canile dal quale esce al massimo una volta a settimana, per fare una breve passeggiata con chi vuole degnarlo di uno sguardo, lui accetta tutti: indistintamente. Fa le feste a tutti, ed è sempre pronto ad uscire nel prati a passeggiare. Chi lo ha conosciuto sa bene che non farebbe mai del male: è lì, nel canile, perché nessuno lo vuole, per la sola colpa di essere un cane “pericoloso” che non ha mai fatto correre pericoli a nessuno. Certo, forse è un po’ irruento nel dimostrare il suo affetto ed il suo amore per gli umani, con quelle zampone che ti pianta addosso, ma quando si butta pancia all’aria aspettando che il suo amico di poche ore lo coccoli un po’, allora si riesce davvero a cogliere che a muovere quelle zampone è in realtà un cucciolo di cane mai cresciuto. Ciò che rattrista maggiormente nella storia di Nerotto, è che forse, se fosse nato volpino, ora sarebbe tranquillamente sdraiato su un morbido divano, circondato da affetto ed attenzioni; lui invece è chiuso dietro delle sbarre e dorme su un letto fatto di stracci e coperte, ad attendere ora dopo ora, giorno dopo giorno, da più di metà della sua vita, che qualcuno lo porti fuori di lì per sempre. Nerotto sta ancora cercando una famiglia ed una casa, lui starebbe bene anche in appartamento, si accontenterebbe anche di poco. Vieni a trovarlo: i suoi amici ti parleranno di lui e te lo faranno conoscere, se sei di Milano o zone limitrofe, e vuoi adottare un cane che nessuno vuole, lui te ne sarà grato. Per sempre. Per contatti: Adrianof@d-html.org o claudioblog@hotmail.it Un cane ride con la coda, parla con gli occhi, ama con il cuore. Misero colui che ignora la fortuna di avere a casa un cane che lo aspetta... 27 October Ecco io mio prossimo tatuaggio sul fondo della schiena!
Cosa ve ne pare?
Io lo trovo BELLISSIMO.
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